Lavorare con l’intelligenza Emotiva

Articolo inviato aprile 23rd, 2009. Scritto da Luciano Cassese.

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[….. È il peggior incubo di chiunque debba parlare in pubblico. Il mio amico, uno psicologo, si era recato in aereo dalla East Cost alle Hawaii per tenere una relazione a un congresso di ufficiali di polizia. Aerei in ritardo e coincidenze saltate gli avevano fatto perdere una notte di sonno, lasciandolo al tempo stesso esausto e in preda al jetIag (Traducibile con “mal di fuso orario”) - e il suo discorso era proprio in apertura, al mattino. Fin dal principio, l'idea di tenere quel discorso lo aveva messo in apprensione, dal momento che avrebbe assunto una posizione controversa.., Ora, lo sfinimento stava rapidamente trasformando quell'apprensione in vero e proprio panico.

Il mio amico ruppe il ghiaccio raccontando una barzelletta - masi bloccò proprio prima della battuta finale. Se l'era dimenticata. Si congelò, la mente come una lavagna bianca. Non solo non ricordava la battuta finale della barzelletta - aveva dimenticato anche il resto del discorso. Improvvisamente, per lui, i suoi appunti non avevano più alcun senso e la sua attenzione era concentrata su quel mare di volti con gli occhi fissi su dil ui. Dovette scusarsi, congedarsi e lasciare il podio.

Solo dopo un riposo di diverse ore riuscì a ricomporsi e a tenere la sua relazione - barzelletta compresa - riscuotendo un grande successo. Raccontandomi in seguito di quel suo iniziale attacco di panico, mi disse: «Non riuscivo a pensare ad altro che a quelle facce che mi fissavano - ma non ero assolutamente in grado di ricordare che cosa dovessi dire.......]

Questo è solo uno dei tanti aneddoti contenuti nel testo “Lavorare con l'intelligenza emotiva” di Daniel Goleman. Il testo è diventato ormai un classico della letteratura sulla formazione professionale, aziendale e non solo.

L'autore Daniel Goleman, psicologo cognitivista, da tempo si occupa di Intelligenza Emotiva (IE), ed è a tutt'oggi considerato una delle maggiori autorità nel campo. Nel suo libro troviamo a supporto delle sue tesi dati, analisi e ricerche svolte sui lavoratori di grandi società europee e statunitensi.

Abilità emotive e successo personale

Queste “abilità emotive” secondo Goleman assicurano successo sul lavoro e nella vita personale, e rappresentano, un tentativo per scavalcare il parere diffuso che sia meglio porre una divisione fra emozione e pensiero.

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Del resto ce ne rendiamo conto anche noi tutti i giorni, osservando quelle che sono le politiche di selezione del personale delle aziende. Sempre più spesso, sono richieste, infatti, abilità personali come l’iniziativa, l’empatia, la capacità di adattamento e persuasione, mentre le abilità intellettuali (quelle che di solito vengono rilevate dai test psicoattitudinali) e le conoscenze specifiche della materia, sono considerate alla stregua di semplici pre-requisiti di base per svolgere un lavoro, ma non competenze per eccellere e raggiungere risultati ottimali. Molto spesso le competenze tecniche non sono neppure oggetto di verifica, nei processi di selezione dei candidati perchè si parte dall'assunto che avere un atteggiamento di apertura e disponibilità all'apprendimento sia più importante delle conoscenze tecniche stesse.

Ma che cos'è questa intelligenza emotiva e perché dovrebbe esserci utile al lavoro?

Per Goleman l'intelligenza emotiva è tutto ciò che nella nostra mente concerne il capire e controllare i propri sentimenti, entrare in empatia con gli altri, essere ottimisti e realisti, avere fiducia in sé stessi. Insomma, tutto quello che attiene al governo delle emozioni. Da qui il nome “Intelligenza emotiva”.

L'importanza del testo la si ritrova nel fatto che Goleman non si limita a descriverla in maniera teorica ma la analizza e la declina in 25 vere e proprie competenze con le rispettive abilità. Raccogliendole tutte si può ottenere una vera e propria griglia di valutazione composta da: nome della competenza, relativa descrizione e griglia dei comportamenti che la identificano e la misurano.

Facciamo un esempio. Nel nostro paese si dice spesso che c'è bisogno di flessibilità ed ottimismo. In particolare quando si parla di mercato del lavoro, di giovani e di ricerca del lavoro si sostiene spesso che è importante per qualunque candidato mostrare flessibilità, e ottimismo.

 

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Ma che sono nello specifico la flessibilità e l'ottimismo? Ci viene incontro il testo di descrive la “Flessibilità” come l'abilità di essere flessibili nel rispondere al cambiamento. Le persone con questa competenza sapranno: gestire senza difficoltà molteplici richieste, priorità in evoluzione e rapidi cambiamenti b) adattare le proprie risposte e le proprie tattiche alla fluidità delle circostanze, interpretano gli eventi in modo flessibile . Mentre l'ottimismo è la capacità di avere Costanza nel perseguire gli obiettivi. Le persone con questa capacità quindi: a) insistono sul perseguire gli obiettivi b) agiscono spinti dalla speranza di successo e non dalla paura del fallimento c) attribuiscono gli insuccessi a circostanze controllabili, e non li interpretano come fallimenti personali.

 

Un testo utile ai formatori e a chi gestisce le RU

Il testo rappresenta quindi una vera e propria guida alla definizione di competenze emotive, utile sia a chi si occupa di gestione delle risorse umane sia a quanti si occupano di progettazione formativa, risolvendo in parte anche il problema sollevato dai differenti sistemi di classificazione delle competenze che coesistono nel nostro paese, in riferimento alle cosiddette competenze trasversali.

Se qualcuno si è occupato di progettazione formativa, si è reso facilmente conto del fatto che nel nostro paese coesistono sistemi differenti di declinazione e classificazione delle competenze (proposti dall'ISFOL, da Itaia Lavoro, dal Ministero dell'Istruzione) ma tutti lasciano scoperta l'area delle cd competenze trasversali (il saper essere). Il testo propone quindi una risposta organica e strutturata al problema. Basta sfogliarne le pagine e si trova una raccolta di competenze pronte all'uso.

 

Un testo utile a chi è in cerca di lavoro per la compilazione del Curriculum

Il testo può essere utile anche a chi deve compilare il curriculum vitae in formato europeo.

Se qualcuno si è cimentato nella stesura di un CV in formato europeo, per la partecipazione ad un bando pubblico o ad una short list, si sarà reco conto della struttura particolare di questa forma di Curriculum. La caratteristica principale la si riscontra nella focalizzazione sulla descrizione delle competenze. Immediatamente successiva alla descrizione delle esperienze passate di lavoro il modello presenta i box relativi alla declinazione delle competenze. Vengono prima le competenze linguistiche, poi quelle informatiche. E fin qua niente di particolarmente difficile. Misuriamo la competenza linguistica in base a strumenti standardizzati e già diffusi sul mercato. Ad esempio nel caso dell'inglese possiamo indicare il punteggio riportato nell'esame del Pet, o del TOEFL o in alternativa se non abbiamo mai fatto un corso di inglese extrascolastico e non ci siamo mai sottoposti ad un esame di valutazione delle competenze linguistiche, possiamo utilizzare come strumento di autovalutazione il “Quadro comune europeo di riferimento per le lingue”.

Per le competenze Informatiche, similmente, sul mercato si diffondono strumenti di rilevazione delle competenze standardizzati e riconosciuti come : La patente europea e le certificazioni delle multinazionali americane di software (Microsoft, Sun, MySql etc etc).

Il vero problema nasce quando andiamo a riempire i box relativi alle competenze trasversali o emotive che dir si voglia. Il modello del curriculum europeo presenta infatti i campi: “Capacità e competenze sociali” e “Capacità e competenze organizzative”.

A questo punto ci viene incontro il testo di Goleman che rappresenta un vero e proprio dizionario delle competenze emotive da cui attingere.

In sintesi

Il testo “Lavorare con l'intelligenza emotiva” di Daniel Goleman Il testo un classico della letteratura sulla formazione professionale aziendale.

Il testo rappresenta un vero e proprio manuale, assolutamente da leggere e studiare in ogni sua parte per chi si occupa di formazione professionale e gestione delle risorse umane!

Scritto nel 1995 propone idee e concetti tuttora attuali ed utili ad orientare quanti operano sul mercato del lavoro e della formazione.

Luciano Cassese

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Questo articolo è stato scritto il giovedì, aprile 23rd, 2009 alle 22:17 ed è stato archiviato nella categoria Carriera, Management. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site. You can leave a response, or trackback from your own site.

Luciano Cassese

Presidente AFP Associazione Formatori Professionisti http://www.professioneformatore.it/ http://www.studiocassese.it luciano.cassese@professioneformatore.it

6 Commenti »

  1. salve,
    sto leggendo in questo periodo il libro citato ed in questione.
    Lo trovo molto interessante e stimolante dal punto di vista cognitivo.
    Crea ottimi spunti di riflessione sul proprio modo di agire, sul luogo di lavoro e nei rapporti interpersonali.

    La lettura di questo libro torna utile in diversi aspetti della vita. Lo consiglio.

    Marina

  2. Articolo molto interessante davvero. Mi sento in sintonia con Daniele, ciao Daniele: in quanto identifico la creatività con molta libertà di lasciare fluire i pensieri e quindi in antitesi alla disciplina. Questa però è necessaria in un secondo momento, appena si decide quale delle idee create si vuole mettere in pratica altrimenti si continua a creare senza agire il che diventa una ginnastica mentale molto divertente che però non si concretizza mai. Meglio ancora se chi crea poi ha la possibilità di far agire altri che hanno poco interesse alla creatività e continuare a fare ciò che fa meglio. Complimenti per il blog, Eleonora.

  3. Accostare produttività e creatività è ancora considerato un tabù; quest'idea si traduce in un sperpero di massa di risorse intellettuali e umane.

  4. Complimenti per l'articolo, non è facile trovare considerazioni sulla creatività che siano scritte in maniera chiara e precisa.
    A mio avviso la creatività, che è una competenza acquisibile, proprio per il fatto che produce il nuovo e utile, dovrebbe essere insegnata in tutte le scole di ogni ordine e grado, ma lo vedo abbastanza difficile in un prossimo futuro.
    Un solo piccolo appunto relativo al "rispetto per la propria disciplina" dato che spesso proprio per il motivo che, di solito, una disciplina si regge su regole "intoccabili" in molti casi è proprio il non rispetto della propria disciplina che consente di generare il "fatto" creativo e in questo mi sostiene anche un certo Albert Einstein che disse: "Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, fino a quando capita uno sprovveduto che non lo sa e la realizza" 

  5. Bellissimo articolo.
    Personalmente ritengo che la creativita` sia guidata spesso da momenti di ispirazione.
    Vi Invio un piccolissimo contributo dettato proprio da uno questi momenti.
    Lucia Lorusso

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