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Memoria e Stress: la scienza sostiene che sono correlate

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Ti sei mai chiesto se i tuoi vuoti di memoria siano causati dallo stress?

Che effetto ha lo stress sul cervello?

Ormone dello stress e perdita della memoria

Uno studio del 2010 condotto dall’università dello Iowa ha riscontrato l’esistenza di una connessione fra l’ormone dello stress e la perdita della memoria a breve termine e che lo stress cronico riduce le capacità della memoria spaziale di ricordare dove sono gli oggetti.

La produzione momentanea ed in eccesso di cortisolo riduce le sinapsi nella corteccia prefrontale, area del cervello dove viene localizzata la memoria a breve termine.

Secondo l’università di Berkeley lo stress cronico comporta cambiamenti cronici nella struttura celebrale. Lo studio mostra che lo stress induce inizialmente la creazione di nuove cellule responsabili del buon funzionamento della memoria, solo se lo stress si manifesta in maniera discontinua.

La situazione si inverte molto facilmente quando lo stress diventa continuo, esso annienta la capacità del cervello di produrre nuove cellule.

Questa cosa un po’ paradossale si verifica a causa del fatto che lo stress incrementa lo sviluppo della sostanza bianca del cervello e contemporaneamente riduce il numero di neuroni a disposizione per l’elaborazione delle informazioni.

Secondo i neuro scienziati questo meccanismo può essere in grado di mandare letteralmente in panne il cervello, che può presentare serie difficoltà a comunicare con se stesso. E questo rende l’uomo molto più esposto allo sviluppo di malattie psichiatriche.

I ricercatori inoltre specificano che questa è anche la causa del perché persone giovani esposte presto a forme varie di stress cronico manifestano maggiori difficoltà nell’apprendimento, sono particolarmente ansiose e spesso sviluppano anche disturbi dell’umore.

Nel momento in cui sei soggetto a situazioni stressanti, le ghiandole surrenali producono ormoni steroidi, adrenalina e noradrenalina. Gli steroli surrenali, controllati dall’amigdala, fanno in modo che l’organismo mobiliti velocemente le proprie risorse energetiche.

Quando l’amigdala percepisce un pericolo invia dei messaggi all’ipotalamo che li invia poi alla ghiandola pituitaria che produce l’ormone ACTH che una volta sopraggiunto presso le ghiandole surrenali, le induce a produrre l’ormone steroide che andrà a legarsi a recettori celebrali di varie regioni.

Questo tipo di secrezione viene normalmente indotto dagli stressors, ecco perché si parla di ormoni dello stress, che hanno fra le loro conseguenze anche il danneggiamento della memoria.

L’adrenalina facilita il ricordo di eventi vissuti sotto la sua produzione, eppure impedisce l’accesso agli elementi già immagazzinati dalla memoria, si dice infatti che sia la causa di quello che è definito blocco mentale.

Quando la presenza di ormoni dello stress nell’organismo è eccessiva, l’ippocampo viene danneggiato, che è la principale parte deputata alla memorizzazione dei ricordi coscienti, si tratta della memoria esplicita.

Il paradosso dipende dal fatto che in una situazione prolungata di stress amigdala ed ippocampo inviano segnali opposti. L’amigdala continua ad inviare messaggi di aumento della produzione degli ormoni dello stress, al contrario l’ippocampo invia il messaggio di interrompere la produzione.

L’ippocampo viene coinvolto in quanto i recettori degli ormoni steroidi dello stress rientrano in un suo sistema d controllo, indicando la quantità di ormoni dello stress da rilasciare.

Quando lo stress si protrae, l’ippocampo va in tilt e non riesce più a regolare in maniera esatta il loro rilascio e neppure a svolgere le sua altre funzioni normali. Lo stress prolungato depotenzia le capacità dell’ippocampo, e la memoria non è più efficiente come in precedenza.

Studi scientifici hanno sottolineato che le persone affette dalla malattia di Cushing, che si insinua con tumori alle ghiandole surrenali, che provocano un’ipersecrezione degli ormoni steroidi, presentano gravi problemi di memoria ed il loro ippocampo si rimpicciolisce.

Alcuni studi hanno dimostrato che l’ippocampo presenta dimensioni ridotte rispetto al normale anche nei bambini abusati, nelle persone sopravvissute ad un trauma e nei casi di disturbo post traumatico da stress. L’ippocampo umano risulta dunque particolarmente sensibile allo stress.

Ecco perché in casi di trauma è possibile sia il verificarsi di un ricordo particolarmente vivido, oppure al contrario presentarsi amnesia, come ad esempio in casi di incidenti stradali in cui alcuni ricordano tutti i passaggi ed altri invece nulla.

Quindi cosa succede esattamente alla memoria in un’incidente automobilistico?

Le impressione del viaggio sono fermate nella memoria a breve termine, dopo venti minuti circa, esse vengono trasferite alla memoria a lungo termine. Quando si presenta l’incidente se lo spavento che esso causa è forte, allora questo passaggio viene bloccato.

In pratica viene bloccata la memorizzazione a lungo termine, quelle informazioni riguardo il viaggio, andranno cancellate dopo venti minuti insieme ai dati contenuti dalla memoria a breve termine, in questo caso si parla di amnesia retrograda.

Nell’amnesia retrograda non c’è alcun ricordo di ciò che si è accaduto nel periodo antecedente il trauma. Quando invece la parte che non si ricorda è quella susseguente il trauma, si parla di amnesia anterograda.

Quando il trauma è particolarmente forte si verificano entrambe le precedenti, cioè non si ricorda né quello che è avvenuto prima né quello che avvenuto dopo il trauma, in questo caso si parla di amnesia anteretrograda.

Il biologo esperto di stress Bruce McEwen è riuscito a dimostrare che un grave stress temporaneo fa raggrinzire i dendriti dell’ippocampo. I cambiamenti possono essere reversibili se solo se lo stress non perdura a lungo, in tal caso l’ippocampo degenera, causando una perdita di memoria permanente.

Nello specifico, i dendriti sono quella parte dei neuroni deputata alla ricezione dei messaggi in arrivo e che svolgono pure le prime fasi del potenziamento a lungo termine e della formazione della memoria stessa, in quanto l’immagazzinamento dei dati inizia tramite impulsi celebrali elettrici con memoria sensoriale immediata.

Tuttavia, prima del decadimento della memoria sensoriale, l’informazione viene registrata dalla memoria a breve termine, ciò è legato alla formazione di un amatrice di RNA, che dura per circa venti minuti, prima del suo decadimento viene registrata dalla memoria a lungo termine, mediante la formazione di alcune proteine. La stessa memoria a lungo termine è dunque connessa al deposito stabile delle proteine formatesi sulle rispettive matrici di RNA.

Durante gli incidenti, viene interrotto, in qualche fase durante i venti minuti, il lavoro dell’RNA, a causa dell’inibizione della sintesi proteica, cosicché l’RNA non può trasferire l’informazione posseduta ad alcuna proteina, facendo così scomparire in maniera irreversibile quello che è accaduto negli ultimi venti minuti.

Quando non si ricorda il post dell’incidente la causa è da ricercare negli alti livelli di ormoni steroidi che bloccano in maniera temporanea i processi di memorizzazione.

Nel caso di amnesia anteretrograda c’è la concomitanza di entrambe le cause sinora analizzate, cioè vi è il blocco della trasmissione delle informazioni verso la memoria a lungo termine e la presenza di alti livelli di ormoni steroidi che impediscono il registrare nuove informazioni.

In sunto, uno stress di tipo acuto può provocare un temporaneo blocco della memoria, diversamente lo stress cronico causa danni all’ippocampo e quindi alla memoria in maniera stabile.

Gli studiosi dell’università del Wisconsis-Madison definiscono in maniera molto pragmatica i neuroni della corteccia prefrontale come una lavagnetta su cui vengono appuntate le cose che vanno ricordate, sino all’arrivo di nuove informazioni da ricordare che fan sì che vengano cancellate le cose precedentemente appuntate.

Le cellule del cervello mantengono l’accesso a queste informazioni da lavagnetta mediante un auto invio perpetuo di impulsi elettrici, classici dell’attività del cervello. In situazioni di stress succede che questa stimolazione venga disturbata, e così i ricordi a breve termine spariscono velocemente.

In che modo avviene questo disturbo a livello celebrale?

A spiegarlo è l’esperimento condotto su un gruppo di topi in un labirinto volto ad indagare il funzionamento della loro memoria di lavoro sotto stress. Inizialmente è stata indagata la loro capacità di uscire dal labirinto e basta, osservando dozzine di neuroni all’opera.

In una seconda fase dell’esperimento i topi nel labirinto udivano un rumore bianco. In questa seconda fase i topi si sono mostrati incapaci di raggiungere l’uscita del labirinto, le dozzine di neuroni precedentemente utilizzate per uscire dal labirinto, sono risultate ulteriormente stimolate senza tuttavia riscontro pratico.

L’esperimento viene ripetuto con il labirinto costellato di pezzetti di cioccolato, i topi sotto stress non sono riusciti a ricordare dove fosse il cioccolato. Sotto stress la percentuale di uscita dal labirinto crollava del 25%.

Il danneggiamento della memoria spaziale dei ratti sotto stress interferisce con il funzionamento dell’ippocampo; asportando le ghiandole surrenali, impedendo così la produzione di ormoni steroidi, tali effetti venivano a mancare.

Lo stress incide sul funzionamento della memoria

I ricercatori dell’università del Wisconsis-Madison hanno concluso che lo stress non si limita semplicemente ad interrompere il flusso corretto delle informazioni. Lo stress va a modificare la natura dell’attività che si stava svolgendo all’interno della corteccia prefrontale.

Una possibile soluzione secondo gli studiosi potrebbe essere un qualche trattamento che mantenga i neuroni concentrati sul proprio compito, isolandoli inoltre dagli stimoli esterni, al fine di salvaguardare la memoria a breve termine.

Questi ipotetici trattamenti sarebbero comunque trattamenti da laboratorio, come fai a proteggere la tua memoria a breve termine in primis ed a lungo termine poi, allora?

Devi combattere lo stress prima che arrivi a danneggiare la tua memoria.

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Veronica Sarno
Psicologa clinica e di comunità, appassionata di benessere, sviluppo e crescita personale. Esperta di gestione gruppi e disturbi post traumatici. Articolista di ProfessioneFormatore.it . Profilo LinekdIn
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1 Comment
  • GIULIA Nov 6,2017 at 11:55

    Articolo molto interessante… è possibile avere più riferimenti su questo studio condotto nel 2010?

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