Qualunque platea – piccola o grande – è composta di singoli individui e ognuno di essi ha il proprio modo di interpretare e valutare ciò che gli dirai.

Purtroppo, molti formatori si focalizzano sul lanciare il proprio messaggio senza preoccuparsi di cosa sia effettivamente arrivato e di come l’uditorio risponda, man mano, a ciò che si dice e si fa.

In pratica, il loro focus e la loro attenzione sono rivolti verso se stessi.

E questo può portare a un bel po’ di problemi, la cui causa è, in una sola parola, la rigidità.

 

Per esempio:

  • si inizia a parlare e si va avanti a lungo, incuranti di cosa accade in aula
  • non si tiene conto di chi si ha di fronte
  • si usa un linguaggio troppo tecnico oppure troppo elementare, troppo serio o troppo informale
  • ci si preoccupa di seguire il programma, qualsiasi cosa accada, proprio come succedeva a scuola verso la fine dell’anno
  • ci si focalizza solo sul proprio stato d’animo e non su quello dell’uditorio
  • si ignorano gli imprevisti
  • si fanno poche domande e non si interagisce

 

Insomma, dato un intervento da fare, ci si lancia in quello, senza tener conto che tutto ciò che

accade influenza il suo proseguimento e la sua riuscita.

 

Il modello utilizzato è: fare qualcosa e, se non funziona o funziona poco, farla di più!

 

Invece, il formatore eccellente rivolge costantemente l’attenzione agli interlocutori.

Il suo focus e la sua attenzione sono rivolti sia verso se stessi sia verso l’esterno.

 

Egli monitora costantemente gli effetti del proprio intervento sul pubblico, in modo da poter apportare immediatamente tutte quelle modifiche funzionali al raggiungimento dell’obiettivo. Proprio come farebbe un abile capitano di una nave, che, avendo ben chiara la rotta, è sempre pronto a virare per schivare ostacoli e imprevisti e giungere con tutto il suo equipaggio a destinazione.

 

Nello specifico, il formatore eccellente sviluppa queste capacità:

 

  • Acuità sensoriale: sviluppare i propri sensi per percepire a livello emotivo il clima della sala, per ascoltare ciò che si dice, per osservare ciò che accade.

 

  • Continua calibrazione: è l’attenta osservazione della comunicazione non verbale e permette di avere un feedback continuo ovvero un responso in tempo reale, degli effetti dell’intervento.

 

  • Ricalco e Guida: adeguamento a quello che accade e alla risposta dell’uditorio ai messaggi, per ricondurre, guidare, all’obiettivo prefisso. Questo implica sviluppare la flessibilità necessaria per adattare il comportamento al responso (feedback) e permette di creare e mantenere un continuo stato di “rapport”, empatia, con i partecipanti.

 

Perciò, parlare eccellentemente in pubblico per fare formazione, significa decidere continui impercettibili cambiamenti di rotta, o magari grandi e vistosi.

In una parola: flessibilità.

 

 

Per esempio:

 

  • variare il ritmo della voce quando serve;
  • anticipare una pausa se c’è troppa stanchezza;
  • inglobare un imprevisto e commentarlo insieme;
  • tagliare una parte se stai “andando lungo” (a guardare in giro, pare sia una delle cose più difficili da fare ed allo stesso tempo uno degli errori più stupidi e frequenti);
  • aggiungere qualcosa se stai “andando corto”;
  • inserire una storia se l’attenzione sta calando;
  • e così via…

 

 

In questi casi, il modello utilizzato è: fare qualcosa e, se non funziona o funziona poco, variare.

 

Lavorare in questa maniera, nei miei corsi in aula, mi permette di far passare molto più facilmente i messaggi, di avere poca o nessuna resistenza e, sostanzialmente, di rendere l’esperienza più produttiva per la crescita personale e professionale dei partecipanti e impattante per le loro vite.

 

 

Preparazione

 

Per facilitare questo processo è importante la preparazione.

Infatti, quanto più sei preparato a fare qualcosa, con tanta più sicurezza sei in grado di eseguirla “in automatico” e tanto più puoi spostare il focus all’esterno per osservare e percepire ciò che sta accadendo.

 

Il rapporto empatico continuo nasce dall’osservazione continua, che puoi permetterti solo grazie ad una preparazione continua. In pratica: quando sei ben preparato sul contenuto, puoi concentrarti anche sulla forma dell’esposizione.

 

La domanda chiave che può supportarti nel tenere orientato il focus anche all’esterno (oltre che sul tuo stato) e che vuoi farti spesso, è:

 

“Che penserei io – in questo momento – se fossi al loro posto?”

 

O anche: “Come mi sentirei io al posto loro in questo momento?”, “In che stato sarei?”.

 

Prendi in considerazione aspetti ambientali (temperatura, luce, spazio, colori, ecc), lo stato d’animo (perplessità, stanchezza, scetticismo…) e tutto ciò che ti viene in mente.

 

Con l’osservazione continua, puoi metterti continuamente nei panni dell’uditorio e comprendere qualsiasi clima che abbia bisogno di essere guidato verso una direzione diversa. E puoi anche intuire se ci sono singole criticità su cui intervenire prima che esplodano.

 

Quando fai questo, l’empatia è immediata e sul lungo si trasforma in fiducia.

 

I’ve got your back,
Max

 

 

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