La creatività è una competenza misurabile ?

Articolo inviato febbraio 26th, 2010. Scritto da Luciano Cassese.

Immagine di gruppo di ragazzi nell'atto creativo

 

Che cos’è la creatività ?

La creatività è una meta competenza ed è la Capacità di produrre nuove idee, invenzioni, opere d’arte e simili.

Oggi si parla spesso di creatività ! Sui quotidiani e sulle riviste di settore negli ultimi anni si sente parlare anche un pò troppo spesso di creatività.

Alle volte questo è utilizzato in accezione positiva, in particolare quando si fa riferimento allo “Stile Italiano” al “design industriale” oppure quando si valutano le competenze di alcune specifiche professionalità (fotografi, registi, grafici, musicisti, pubblicitari, etc. etc. ).

Altre volte, e più spesso, la parola è utilizzata con un’accezione negativa e in termini denigratori quasi ad indicare la ricerca di evasione a tutti i costi. Così troviamo sulle maggiori testate giornalistiche le espressioni del tipo “Finanza creativa”, “contabilità creativa dei furbetti del quartierino”.

Ma che cosa significa realmente essere creativi? La creatività può essere considerata una è una competenza acquisibile e misurabile? Quali sono gli indicatori che ci permettono di misurare i livelli di performance in termini di creatività?

Il problema della definizione della creatività come “competenza misurabile”  è un tema importante che ricade sulla valutazione delle risorse umane in azienda e basti ricordarsi che Walt Disney fu licenziato da un direttore di giornali per “mancanza di creatività”!

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Nel dizionario Zingarelli alla voce “Creatività” troviamo la seguente definizione: “Creatività (da creativo; 1951) s.f. 1 Capacità crea-tiva, facoltà inventiva: la c. dei bambini I (psicol.) Capacità di produrre nuove idee, invenzioni, opere d’arte e sim. 2 (ling.) Capacità del parlante di capire e di emette-re enunciati che prima non ha mai sentito.

La prima cosa che si nota è che il termine creatività è apparso solo recentemente nel vocabolario della lingua italiana. E in effetti, anticamente la parola e il concetto stesso di creatività come capacità/competenza umana non esisteva. Esisteva solo il concetto di creatore. La capacità di Dare vita a cose del tutto nuove e che prima non esistevano era un’abilità riconosciuta solo a un essere superiore.

Il verbo “creare”, di derivazione latina, risale al periodo tra il 1276 e il 1294 (De Mauro-Cortelazzo Zolli); il sostantivo “creatività”, invece, appare nella lingua italiana solo nel 1951.

Una tra le migliori definizioni di “creatività” è quella di Henri Poincarè, matematico francese vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento; Poincarè intende la creatività come: la capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove, che siano utili, ma soprattutto “belle.

Naturalmente, nella sua definizione non si fa riferimento alla bellezza puramente estetica, ma a qualcosa che ha a che fare con l’eleganza così come la intendono i matematici: armonia, economia dei segni, rispondenza funzionale allo scopo.

Questa definizione di creatività può essere valida anche per le scienze, le arti, la tecnologia: oltre a individuare il fenomeno-creatività, indica anche presupposti, condizioni e risultati del processo.

Ho scelto la definizione di Poincarè in quanto è molto utile alla definizione della “creatività” in termini di competenza/abilità personale acquisibile nel tempo e misurabile.

Presupposto di questa definizione e che niente si crea dal niente si parte da “elementi preesistenti”: qualcosa, quindi, che c’è già.

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Le condizioni necessarie per cui ci sia creatività sono la “capacità di unire gli elementi”, che può essere applicata a qualsiasi argomento, unita alla capacità di selezionare, tra tutti quelli i disponibili, gli elementi più adatti.

A mio giudizio l’abilità nel selezionare presenta, a sua volta, cinque presupposti / competenze: Conoscenza, intuizione, esperienza e tenacia, attitudine all’innovazione.

  1. Conoscenza delle cose: per individuare gli elementi che vanno uniti bisogna prima di tutto conoscerli.
  2. Intuizione (e forse anche istinto): permette di fare una scelta funzionale tra molte opzioni disponibili, anche quando non è possibile valutare in modo esauriente la complessità di tutte le variabili in gioco.
  3. Esperienza:. L’esperienza è frutto di ripetizione e sperimentazione, sviluppa l’intuizione e affina l’istinto.
  4. Tenacia: La tenacia è un fattore fondamentale. Tenacia, è il procedere per tentativi ed errori puntando continuamente all’obiettivo prefissato, senza arrestarsi di fronte alle difficoltà.
  5. Attitudine all’innovazione: è il provare piacere a cercare esperienze nuove. E’ capacità di sentirsi a proprio agio e di avere un atteggiamento aperto di fronte a idee, approcci e informazioni nuovi.

Il “processo” per essere considerato creativo, in base alla definizione che abbiamo adottato, deve mostrare in termini di risultati due caratteristiche. La prima è che le combinazioni prodotte devono essere nuove, la seconda è che le combinazioni trovate siano, oltre che nuove, anche utili.

L’essenza dell’atto creativo è tutta in queste due categorie (il nuovo e l’utile): superare le regole (il nuovo) per istituire una migliore regola condivisa (l’utile).

In sostanza la creatività è il prodotto di una quantità di “nuovo” e di una quantità di “utile”, quantità che possono variare da “moltissimo” a “poco”. Questo è il motivo per cui alcune forme o espressioni di creatività ci appaiono intuitivamente più rilevanti di altre: la loro novità o la loro utilità (o entrambe), sono molto alte.
In ogni caso novità e utilità devono essere compresenti e non possono essere uguali a zero: in totale assenza di novità, o di utilità, non possiamo definire “creativa” un’idea.

Partendo dalla definizione di Poincarè, è possibile, quindi, evidenziare i fattori individuali del successo creativo. Per determinarlo sono essenziali: le caratteristiche dell’individuo (l’intelligenza, la personalità, il temperamento, etc. etc.) e l’ambiente, cioè il contesto economico, storico, culturale e sociale in cui ciascuno cresce, apprende e, in seguito, agisce.

Tra i tratti ricorrenti delle personalità creative ci sono sempre discreta componete di anticonformismo e di insofferenza per le regole, ma per dividere la creatività dalla trasgressione sono necessari altri due elementi: un’educazione di base, che si traduce nel rispetto per la propria disciplina, e il possesso di una consistente competenza specifica nell’ambito della stessa.

Per costruire il nuovo bisogna sapere bene quello che si sta facendo e avere un obiettivo. In questo caso è proprio la competenza che pone un confine netto tra i risultati ottenuti attraverso un processo creativo e quelli che derivano da una semplice rottura degli schemi.

Così intesa la creatività può essere misurata valutata e soprattutto migliorata, individuare degli indicatori di performance diviene più agevole. Tuttavia, è sempre necessaria una buona dose di motivazione personale e anticonformismo.

 

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leggi pure : Creativity stage: Alta Formazione, arte, natura e sapori

 

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Articolo di Luciano Cassese


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Questo articolo è stato scritto il venerdì, febbraio 26th, 2010 alle 17:16 ed è stato archiviato nella categoria Carriera, Generale, Management. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site. You can leave a response, or trackback from your own site.

Luciano Cassese

Presidente AFP Associazione Formatori Professionisti http://www.professioneformatore.it/ http://www.studiocassese.it luciano.cassese@professioneformatore.it

24 Commenti »

  1. E’ proprio vero e molte cose le condivido.

  2. Ciao Luciano.
    Ho notato su me stesso che affidarsi al proprio Dio interiore fa accedere a delle risorse inaspettate.La focalizzazione e concentrazione ti aiuta molto anche nella vita.Se uno studia oltre il necessario si rischia di avere molti concetti mentali.Per me non fare niente di inutile e avere la mente libera ha aiutato ad avere chiarezza.Se vivi il presente in automatico stai facendo le scelte giuste.

    Buon weekend a tutti.

  3. Luciano,
    è molto bello che tu metta a disposizione delle dispense gratis in merito al Public Speaking.
    Tuttavia non concordo quando dici “Per ottenere risultati tu devi solo studiartelo”.
    Ho frequentato il corso di Public Speaking all’università e mi permetto di dire che per ottenere risultati bisogna METTERE IN PRATICA ogni volta che abbiamo occasione di parlare davanti a un pubblico . Forse il concetto è sottinteso, ma come l’hai scritto dà l’idea che chi legge impara subito come comportarsi: in teoria sì, in pratica no.
    In realtà l’ideale sarebbe un corso in aula con teoria e pratica, dove i partecipanti imparano la teoria, tornano a casa, provano i discorsi applicando le tecniche, tornano in aula per la performance e ogni volta si fanno valutare da un tutor il quale fa notare gli aspetti positivi ed eventuali errori. E così via fino a quando una persona diventa un minimo autosufficiente.
    Cosa ne pensi? :)

  4. Ciao.
    Articolo stupendo,mi è da stimolo ad oggi per la mia situazione lavorativa.
    Sono da 4 anni che lavoro per una multizionale che mi chiude tutte le porte per eseperienze lavorative interessanti,all’estero oppure per far carriera e maggiori guadagni.
    Questo capita con tutti noi dipendenti che abbiamo una matricola,mentre con chi ha un Nome e Cognome…la strada è molto semplice.

    Stufo di questa situazione,avendo pochi guadagni a livello di soldi ,di esperienza lavorativa,e di cv…stò pensando di dimettermi. Il punto è questo : lo faccio ora che non ho nulla tra le mani di nuovo oppure aspetto di trovare altro ed intanto continuo a vivere una situazione lavorativa che mi logora giorno dopo giorno?

  5. Sveglia!!!

    …Per avere successo nella vita sono ben altre le cose fondamentali.
    Innanzitutto bisogna nascere in una famiglia solida che abbia la funzione di supporto e lancio.
    Il familismo è essenziale! Ma non basta!…questa famiglia deve avere agganci (neanchè troppo influenti) nei 3 rami sostanziali della società “civile” in cui viviamo: pubblica amministrazione, controllo politico (es. amministrazioni locali), preti! Questo insieme ti consentirà di avere successo nella vita, di ricoprire cariche importanti, di ottenere onorificenze e di essere ricordato fra i posteri.
    Qualcuno dirà…”sei un retrogrado ignorante”….Beh! non fa nulla…d’altronde credere nelle favole è cosa dolce…ma chi pensa di arrivare ad avere successo con il proprio sudore, con la propria creatività…mi spiace dirgli che babbo natale non esiste!

    Vivere una menzogna con sicurezza che venga compresa oppure rincorrere una verità incomprensibile?

    …Dedicato a tutti i sognatori (non attrezzati)!

    • Ciao Pako
      Certo se la pensi così … vuol dire che la vita per te è una condanna!
      Io non sono nato in una delle famiglie che dici tu e quindi non diventerò mai nessuno ? non penso proprio !
      Quello che dici forse può essere vero in parte in certi ambienti ma, non è dappertutto così ! spazi per emergere ce ne sono !
      Vedi ci sono tanti esempi di persone che pur non partendo da condizioni di vita favorevoli hanno raggiunto ottimi traguardi nella vita !
      Steve Jobs, Bill Gates, Phil Falcone, fondatore di Herbinger Capital , JON CORZINE GOLDMAN SACHS (figlio di Contadino ), Anthony Robbins, Papa Giovanni Paolo II, CHRIS GARDNER, IL PROTAGONISTA DI “ALLA RICERCA DELLA FELICITA’”, Giovanni Rana (il mister tortellini), Benigni, Diego Abatantuono, Maradona e tanti altri calciatori famosi, ROBY FACCHINETTI (pooh) ,Lorella cuccarini, Massimo ranieri, E tantissimi altri . Per non dimenticare il Grande Italo Cillo,

      io ho avuto la fortuna di conoscere tantissimi di loro. Se ti giri attorno li vedrai anche tu!

  6. Articolo molto interessante, aggiungerei in effetti la capacità di guardare serenamente in se stessi per valutare le potenzialità e/o i difetti su cui lavorare. Spesso però mancano il coraggio e gli strumenti per fare questa analisi, primo passo per non restare bloccati in clichè creati in precedenza.
    Grazie per gli spunti!!

    • Ciao Daniela Grazie per questo feedback .
      Hai ragione quando dici che spesso manca il coraggio di fare una analisi serena. Penso che questo dipenda dal fatto che non è semplice mettersi in discussione. Tutti noi umani siamo OMEOSTATICI. Tendiamo a conservare una situazione di equilibrio anche quando non ci piace del tutto. Tuttavia oggi con i cambiamenti in atto nei mercati (penso non solo alla crisi ma a tutti i cambiamenti che stiamo vivendo) è indispensabile fare queste analisi .
      Ciao e grazie

  7. Ho accettato un suggerimento e mi trovo su questo sito, Sono contento perché ho avuto conferma di un paio di percorsi di crescita che sto costruendo. mentre ho avuto da voi altri spunti per nuove riflessioni. Buon verbo, molto user friendly. Passerò parola grazie.

  8. sono d’accordo; forse oggi decaloghi, skill list ecc. appartengono più al nostro passato, quando la realtà non stava crollando come fa ora… insomma, io le sto rivedendo. Aggiungerei infatti la RESILIENZA, come ho descritto qui: http://www.velediluce.com/scienze/cuore-scienza

  9. Trovo giuste tutte queste indicazioni, assolutamente!!

    Io aggiungerei piuttosto delle sottocategorie:
    4- Per il social networking trovo fondamentale la capacità di ascoltare gli altri e di essere empatici. Perchè una comunicazione non diventi un monologo!
    6- Pensiero critico e propositivo aggiungerei. Per non crearsi ostacoli da soli!
    10- Gestione dello stress e autocontrollo.

    E’ un piacere leggerti.

  10. Scusatemi gli errori non sono di madrelingua italiana:)

  11. Molto interessante l’articolo, ma, io direi che le prime sei competenze tengono di più della propria natura e delle doti di ogniuno di noi, mi permetterei di dire che sono poche le persone che possiedono tutte queste cappacità; come la gestione dello stress, anche questa direi che non è una competenza che s’impara tanto, è qualcosa di più. Dipende di quanto ti pesa o di quanto ti da fastidio una situazione, una persona, una frustrazione poi dipende del carattere, di sè stesso e alla fine se si impara a convivere con lo stress ancora meglio, non fai più caso è riesci più facile a gestirlo. Ma, per questo ci vuole un carattere forte fin dalla nascita.
    In fine io aggiungerei un’altra competenza che mi piace e che penso sia importante, LA PERSEVERANZA,.che penso abbia la stessa radice come le altre in discussione. :)

  12. Articolo molto interessante!
    Io aggiungerei anche:
    - il coraggio di pensare e agire in modo innovativo
    - una grande fiducia nelle proprie potenzialita’
    Saluti

    Sante

  13. grazie gentile prof Cassesse, sono molto affascinata da quante idee e consigli formativi si trovano nel sito. è veramente una miniera. alcune pagine le ho tampate e ne ho fatto oggetto di conversazione con alcune famiglie della mia associazione: http://www.labreccia.net
    devo dirti che c’è un ascolto profondo e la convinzione che questi consigli sono saggi e bisonga applicarli per stare meglio e felici con gli altri.
    grazie, ti leggo volentieri quando posso.
    maria

  14. D’accordo. Alla base di tutte queste competenze, però, deve esserci L’AUTO-OSSERVAZIONE. Solo la capacità di osservarsi permette di sviluppare o migliorare alcune capacità personali come quelle che hai indicato. Credo che tu lo abbia sottinteso, ma per molte persone è proprio la carenza di questa capacità a costituire il principale ostacolo per ogni forma di cambiamento.

  15. Sono d’accordo! Hai dei suggerimenti, tipo libri, videocorsi, siti e materiale vario affidabile e pratico per migliorare in queste 11 abilità?

  16. Ciao Luciano!
    Io mi sono reso conto che ci sono tante di quelle cose da fare che uno non potrebbe più fare altro.
    Come si fanno a sviluppare tutte le competenze che hai scritto negli 11 passi e svolgere anche la propria vita?Pensi che sia meglio fare le cose se uno ne ha il bisogno immediato?
    Per imparare l’Inglese io non penso che adesso mi serva per forza,anche se sarebbe utile, visto che sto già facendo altre cose importanti.Le priorità sono poche e se si perde il filo non si conclude niente.
    Grazie mille.
    Buona notte!

    • Juri,
      in questo mese ho letto tantissimo materiale sul personal branding e l’autovalorizzazione e quindi il mio commento si basa su quello che ho letto e cioè che queste competenze sono impossibili da sviluppare tutte insieme (anche perchè per molte di queste si ha bisogno di un periodo medio lungo, come ad esempio l’inglese).
      Le competenze e le conoscenze vanno quindi acquisite una ad una in base agli obiettivi che ti prefiggi. Tutto è utile , ma non tutto è indispensabile (sia per la propria carriera , sia per la vita privata). Quindi va fatta una selezione per evitare sprechi di tempo e di energie.
      Ad esempio se usi già l’inglese al lavoro non hai bisogno di studiarlo a meno che da tempo mediti di andare in Inghilterra a lavorare e la tua azienda ti richiede un certificato di lingua.
      Come hai detto giustamente, “io non penso che adesso mi serva per forza,anche se sarebbe utile”, se l’inglese ti serve “per forza” allora investi tempo e denaro in un corso. Altrimenti nada ;)
      Ti dedichi ad altro, a quel qualcosa che “serve per forza” per (come dice Luciano) “avere successo” (se vuoi avere successo in qualcosa ;)
      Idee, commenti?

  17. credo che mi manchi la scioltezza di parlarein pubblico ..

    secondo me un requisito da aggiungere è la capacità di riflessione, per assimilare le cose imparate ma anche per giungere a delle conclusioni di fronte ad una situazione/problema e la capacità di evolvere, ovvero di non fossilizzarsi in un modo di pensare/agire magari per comodità/paura, quindi un po’ di spregiudicatezza nel senso buono e di apertura mentale, che ti fa vedere oltre.

    Sicuramente ci sarebbe altro da dire, comunque io non mi ritengo una persona di successo pur rispecchiandomi praticamente in tutte le competenze descritte. forse bisogna anche volerlo..:)

    cordialmente,
    Patrizia

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