Comunicazione

Comunicazione: 6 trucchi per scrivere testi brevi ed efficaci!

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Ti è mai capitato di rileggere un testo che hai appena scritto e spaventarti tu stesso di fronte al numero di pagine che sei riuscito a riempire?

O di accorgerti che il tumulto di emozioni che avresti voluto esprimere ha perso forza e forma nell’espressione scritta?

Il grande problema con il quale si confronta chi si approccia alla scrittura è l’incapacità di scrivere testi brevi ed efficaci.

Uno studio recente ha accertato che l’individuo di cultura media deve riuscire a trovare un interesse nel testo che legge all’interno dei primi tre paragrafi, altrimenti la sua attenzione cala rapidamente, fino a fargli abbandonare la lettura.

La soglia di attenzione si innalza solo nel momento in cui il lettore si trova di fronte a un testo che desidera leggere per motivi che esulano dall’utilità o dalla piacevolezza, come accade, ad esempio, con il romanzo di uno scrittore di cui ha già letto altre opere che gli sono piaciute.

Se sei un autore al suo primo lavoro, per te è essenziale che il lettore resti incollato alle tue pagine dall’inizio alla fine. E, per quanto possa raccontare una bella storia o esprimere innegabili verità, un testo troppo prolisso o che non riesce ad attirare l’attenzione difficilmente raggiunge questo scopo.

La scrittura è un metodo creativo in cui puoi esprimere te stesso, ma ciò non vuol dire che non esistano accorgimenti tecnici per rendere meglio ciò che vogliamo dire.

Ecco 6 semplici trucchi per scrivere testi brevi ed efficaci:

1) Show, don’t tell

La locuzione inglese che dà il nome a questa tecnica, tradotta letteralmente significa “mostra, non dire” ed è intesa proprio ad arginare i fiumi di parole che ci viene spontaneo mettere su carta nel momento in cui cerchiamo di far comprendere con esattezza lo stato d’animo di un personaggio.

Per quanto a uno scrittore piaccia farsi capire, descrivere ciò che pensa un personaggio toglie al lettore la sorpresa di scoprirlo poco a poco, di entrare in sintonia con lui lentamente, rivelando spesso intenzioni che rendono la trama più scontata di quanto potrebbe essere.

E tutto questo… impiegando davvero molte parole!

Quando noi interagiamo con le persone non possiamo leggere nelle loro menti, eppure spesso riusciamo a comprendere ciò che pensano. Le informazioni che possiamo trarre dal linguaggio del corpo e delle espressioni facciali sono davvero tante.

Piuttosto che descrivere gli stati d’animo e i pensieri dei nostri personaggi, ci basterà descrivere il gesto di una mano, uno sguardo, il movimento delle sopracciglia o un’azione improvvisa per lasciar intendere al lettore ciò che vogliamo trasmettergli.

Oltre a risparmiare sulle parole, terremo il lettore incollato alle nostre pagine, offrendogli i tasselli di un puzzle che lui dovrà ricostruire.

2) Usa periodi semplici

La comunicazione verbale è dotata di numerosi elementi che esulano dalle parole e che aiutano l’interlocutore a comprendere i significati che cerchiamo di esprimere. Talvolta si possono fare anche discorsi lunghi, con molte subordinate e decine di voli pindarici che collegano argomenti diversi, senza che coloro che parlano con noi si sentano smarriti.

Nella comunicazione scritta non c’è una voce umana che ci tenga svegli, né un’intonazione che ci conduca nei meandri delle emozioni altrui. È quindi molto importante non confondere il lettore con frasi troppo lunghe e articolate.

Quando puoi, evita incisi e subordinate, spezza spesso i periodi con i punti fermi. Quando ti pare che mettere il punto faccia assumere al testo un’andatura troppo incalzante, ricorda comunque di evitare periodi con più di una o due subordinate.

3) Usa (bene) la punteggiatura

La punteggiatura è un’arma fondamentale per evitare che il lettore abbandoni la lettura del tuo testo dopo le prime righe, frustrato dal non comprenderne il significato.

Tu conosci bene ciò che cerchi di esprimere, ma colui che si approccia ai tuoi scritti potrebbe incontrare serie difficoltà nel seguire il filo di un discorso in cui non sono segnalate le pause, le intonazioni, i punti su cui porre l’accento.

Eccoti alcuni consigli per un buon uso della punteggiatura:

  • Il soggetto non va separato dal resto della frase: anche quando il soggetto è composto da più parole e ti sembra doverosa una pausa, essa non va segnalata graficamente con la virgola, altrimenti la frase sembrerà monca.
  • Usa i due punti solo per spiegare meglio un concetto o per preannunciare una lista.
  • Usa con parsimonia i punti sospensivi ed esclamativi: entrambi servono a dare risalto. Se li usi troppo spesso, il lettore non saprà più dove vuoi che si soffermi la sua attenzione e sarà annoiato dalla continua enfasi.
  • Le congiunzioni non vanno mai dopo il punto. In realtà, questa è una regola sulla quale possiamo chiudere un occhio, nel caso in cui volessimo dare enfasi alla frase che stiamo per scrivere. Tuttavia, ricorda il punto precedente: se poni l’accento su tutto, non lo porrai su niente!
  • Ricordati che esiste il punto e virgola per le pause un po’ più lunghe o per i periodi più complessi.

4) Usa i dialoghi

La paura dell’utilizzo dei dialoghi è comprensibile: sin dalle scuole elementari ci hanno insegnato a preferire il discorso indiretto a quello diretto, per una questione di linearità ed eleganza della scrittura.

Se vuoi scrivere un romanzo, devi adoperare un registro comunicativo più variegato rispetto a quello che impieghi per un testo di saggistica. I dialoghi sono un’ottima occasione per fornire al lettore qualche elemento in più sui personaggi, tramite un peculiare modo di esprimersi o l’utilizzo di parole dialettali.

Inoltre, costituiscono un buon modo per evitare il “muro di testo”, lo spiacevole effetto visivo che si ha quando una pagina è piena di parole.

5) Evita le ridondanze

Nella saggistica, ripetere un concetto non è particolarmente elegante, ma spesso può essere funzionale a far capire meglio ciò che si intende dire. Nella narrativa, il nostro compito come scrittori non è spiegare, bensì sorprendere il lettore.

Una volta espresso, un concetto non va ripetuto ed è bene lasciare al lettore la sensibilità di coglierle o meno quel dettaglio.

Naturalmente, ci sono delle eccezioni a questa regola. Innanzi tutto, evitare le ridondanze non vuol dire che non possiamo esprimere uno stesso pensiero per due volte, in un romanzo intero.

Al contrario, ogni grande storia che si rispetti è basata su uno o più pensieri centrali che si ripetono in tutte le salse, dimostrandosi veri. Ciò che dobbiamo evitare è solo di cercare a tutti i costi, in una o più pagine consecutive, di inculcare un concetto al lettore. Ripetere e specificare un’idea fino a sviscerarla in tutte le sue sfumature ottiene l’effetto di banalizzarla.

Se evitare le ridondanze concettuali è importante, puoi immaginare quanto sia imperativo evitare le vere e proprie ripetizioni dei termini!

6) Lima il testo

Nel momento in cui ci esprimiamo, che sia a voce o per iscritto, noi buttiamo giù una serie di pensieri a mo’ di flusso di coscienza. Anche chi è pratico della scrittura difficilmente si accorge, sul momento, di mettere su carta una serie di espressioni e giri di parole che non sono affatto necessari.

Fare un accurato lavoro di limatura vuol dire poter sfrondare una parte enorme del testo, oltre ad aiutarci moltissimo nell’utilizzo di termini diversi, mai ripetitivi e, spesso, molto più appropriati e ricercati.

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1 Comment
  • Valerio Lug 14,2016 at 15:21

    Ottimo articolo, proverò a metterlo in pratica.

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