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6 cose che ci insegna la Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith

6 cose che ci insegna la ricchezza delle Nazioni di Adam Smith
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In questo articolo ho deciso di recensire un classico della letteratura economica: “La Ricchezza delle Nazioni” di Adam Smith. Quello di oggi è un articolo un po’ inconsueto su queste pagine di professioneformatore.it. Come sai su questa rivista non ci occupiamo di “teoria economica“.

Sono sempre stato un appassionato studioso di economia, da quando ero un giovane studente della facoltà di Scienze Politiche (più di 20 anni fa ormai), ma il vero motivo per cui ho deciso di scriverlo e pubblicarlo in questi giorni, è perché spero che in questo momento di festa, in questi giorni in cui tutti si fermano e si prendono il tempo per stare un po’ di più con se stessi, per re-incontrare i propri valori e ri-scoprire le cose che più  stanno a cuore, possa essere di ispirazione a quanti si interessano di formazione e sviluppo personale.

Devi sapere che gran parte del pensiero di Adam Smith è alla base del lavoro che facciamo nella nostra attività professionale, in aula o quando facciamo coaching,  e penso che farebbe bene a molti conoscerene i contenuti, indipendentemente dal lavoro che svolgono.

Adam Smith era un illustre, inguaribile ottimista, fiducioso nella natura dell’essere umano e convinto che  ogni uomo operoso ed ogni donna operosa, attraverso il lavoro, il risparmio, e soprattutto perseguendo le proprie vocazioni individuali, avrebbero potuto costruire il proprio benessere anche partendo dal nulla. Inoltre, perseguendo il proprio interesse individuale, uomini e donne, avrebbero potuto costruire il benessere della società intera.

Bene ! Il suo era un pensiero idealista e democratico e possiamo sintetizzarlo come segue: tutti, anche i più poveri, con il lavoro e la forza di volontà possono diventare tutto quello che vogliono, costruendo una vita felice e vivendo le proprie vocazioni individuali e le proprie passioni.

Ti ricorda qualcosa tutto questo? A me ricorda molto dei valori che cerco di trasmettere quando faccio formazione.

Eh si la parola ricchezza è sempre stata collegata alla parola Ottimismo! Ecco perché il saggio di Adam Smith ha trovato ospitalità su queste pagine di Professioneformatore.it

Adesso ti spiego anche il motivo per cui ho deciso di pubblicarlo proprio oggi  in questo periodo particolare !

E’ ancora possibile cercare la Ricchezza?

I giornali non fanno altro che ripeter questa parola “Crisi“, “Crisi“,”Crisi” quasi fosse un mantra di meditazione. La parola CRISI ha fatto la fortuna di trasmissioni televisive come Ballarò, Quinta Colonna, la Gabbia fornendo loro un buon argomento di discussione da oltre 7 anni a questa parte. E’ innegabile che se non ci fosse stato il fallimento di Lehman Brothers, la bolla dei mutui sub prime e la conseguente tempesta finanziaria, molti giornalisti non avrebbero avuto granché di cui parlare in televisione e avrebbero dovuto inventare qualche altra cosa, qualche altra catastrofe per diffondere paura e vendere così un po’ di pubblicità in più. E così in tanti, si sono trasformati in esperti economisti e hanno cominciato a pontificare giudizi di valore lanciando anatemi sulla globalizzazione e sul libero mercato. Anche persone che fino al giorno prima si occupavano di calcio, o ragazzini inesperti, senza ne’ arte ne’ parte, si sono trovati a fare prima i parlamentari e poi i “grandi opinionisti esperti di economia”, ospitati dai salotti della televisione a parlare di libero mercato, globalizzazione e programmazione economica, senza conoscere neppure il significato letterale dei termini più comuni della studio dell’economia.

Una cosa è certa in questi anni in cui si è parlato tanto di spread, di debito pubblico, di aiuti economici, della Grecia, della spesa pubblica (bisogna tagliarla oppure no?), molte delle nostre consolidate certezze sono andate svanendo insieme ai posti di lavoro che si sono persi.
Una domanda seria che dovremmo porci è : “la soluzione alla crisi è politica o economica, o personale?“, “Ci salverà Matteo Renzi con i suoi piani triennali di assunzione nella scuola pubblica, oppure Mario Draghi con il suo quantitative easing?

E se invece la risposta alla crisi fosse dentro ognuno di noi?

Mi chiedo : Ma davvero la nostra personale capacità di costruire “Ricchezza” dipende solo dai potenti, dal Governo, dall’Europa o dalla Banca Centrale? E sopratutto: da dove viene, in realtà, la ricchezza individuale e la ricchezza di una nazione?

Che cosa ci insegna Adam Smith ne “la Ricchezza delle Nazioni”?

Nel 1778, lo scozzese Adam Smith divenne l’economista forse più famoso di tutti i tempi pubblicando un ponderoso manuale in due volumi, “La ricchezza delle nazioni”, che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento ideologico ineguagliato per le dottrine liberiste e una pietra miliare per tutti gli studiosi di economia, colmo di argomentazioni  e di riferimenti dotti e contemporaneamente accessibile anche ai lettori meno esperti di economia. Cosa sostiene di tanto importante Adam Smith ne “La ricchezza delle Nazioni”?

Il grande invito lanciato è quello di permettere che nella società ogni individuo sia lasciato libero di agire secondo il proprio interesse e di ricercare il proprio guadagno e sopratutto la propria vocazione personale. Non ci invita a compiere azioni avide ed inique, afferma piuttosto che chiunque lavori onestamente per migliorare lo status quo e della sua famiglia impiega bene le proprie risorse.

Nel libero mercato, creato dallo scambio libero di merci, moneta e competenze, è proprio la convergenza tra gli interessi personali a soddisfare l’interesse generale, in un meccanismo che Smith chiama “la mano invisibile”.

1. La ricchezza è il frutto della specializzazione

Ciò che fa la differenza in una nazione ricca è l’organizzazione specialistica della forza lavoro. Le nazioni ricche possono pure avere molta disoccupazione, ma coloro che lavorano, lo fanno dividendosi i compiti secondo le proprie capacità: un sistema così efficiente da creare abbastanza ricchezza da provvedere ai bisogni della maggioranza della popolazione.

Per chiarire meglio il concetto, Smith pone l’esempio della fabbrica di spilli dove ogni fase della produzione è suddivisa tra diversi addetti specializzati: essa produce in una settimana molte migliaia di spilli in più rispetto ad un’altra dove un addetto deve fare tutto da solo. Naturale conseguenza di questo esempio è che nelle società progredite si possono avere perfino persone specializzate nella filosofia, nella scienza e nella creazione di nuove idee, utili per migliorare ulteriormente il lavoro e la qualità della vita di tutti.

2. La ricchezza è la conseguenza di una spinta alla realizzazione

Insomma, Adam Smith è stato il primo a sostenere che se ognuno di noi ricerca sinceramente la Felicità, attraverso la propria realizzazione professionale, facendo quello che più gli piace fare, seguendo la propria vocazione personale e perseguendo il proprio interesse economico, fa del bene a tutto il mondo. Adam Smith si spinge anche oltre. Come nel caso degli individui, attraverso la formulazione della teoria dei vantaggi comparati,  se anche le Nazioni nel loro insieme rinunciassero a fare la guerra e rinunciassero a perseguire l’illusione dell’auto sufficienza e si specializzassero in determinate produzioni, seguendo le vocazioni territoriali, il benessere che si produrrebbe a livello mondiale si moltiplicherebbe fino a divenire alla portata di tutti.

Non so a te ma a me questo fa pensare a quanto  il nostro Paese sia lontano anni luce da queste considerazioni. Per anni si è insegnato e si continua ad insegnare esattamente il contrario. Le nostre scuole insegnano la mediocrità, ad omologarsi, a volare basso e sopratutto a sacrificare le proprie vocazioni per fare qualcosa di “concreto” e “realizzabile”.

Tutti i percorsi di studio in Italia sono finalizzati a produrre esecutori materiali, dipendenti o professionisti di attività tradizionali. E da ogni parte si invoca il numero chiuso alle Università. Per non parlare della cultura del nostro Paese dove il posto fisso è stato eretto  a obiettivo supremo di ogni attività di studio e di ricerca. Trovati un posto sicuro!

Io voglio fare il posto fisso” è la risposta del bambino che interpreta un giovane Checco Zalone nel film di natale QUO VADO, alla domanda del prete insegnante “Che vuoi fare da grande?” .

3. La Ricchezza arriva a chi crea e distribuisce Valore

Altra cosa che ci insegna Adam Smith ne “La Ricchezza delle Nazioni” è che il valore reale di una cosa sta nella quantità di lavoro che è stata necessaria per produrla, comprensiva degli anni di apprendistato per sviluppare le capacità necessarie a realizzarla.

Per Adam Smith si arricchisce l’uomo o la donna che riesce offrire qualcosa di estremamente utile al mercato, facendo risparmiare agli altri il tempo e la fatica di fare da sé. Contrariamente a come siamo abituati a pensare è che si arricchisce non chi ruba, imbroglia e diventa avido ma chi Genera e trova un modo per distribuire Valore e per migliorare la vita degli altri! E questo assunto non è solo una teoria settecentesca ma una realtà che viviamo tutti i giorni. Pensa alla Apple! Lo sapevi che Apple è l’azienda più capitalizzata al  mondo? Come pensi sia riuscito Steve Jobs a costruire dal nulla da un garage insieme al suo compare Stephen Gary Wozniak l’azienda più capitalizzata al mondo? Rubando, imbrogliando e accumlando? No! La Apple è semplicemente l’azienda che più di tutte ha contribuito a rendere migliore la nostra vita introducendo e diffondendo sul mercato tecnologie che hanno cambiato la vita di milioni di persone. E bada bene ho scritto “introducendo” e “diffondendo” non ho scritto “inventando” ma di questo ti parlerò in un altro articolo.

4. La Ricchezza si crea investendo i propri risparmi non con l’avidità

Secondo Adam Smith il primo passo perché una nazione possa arricchirsi sta nell’avere cittadini bravi a risparmiare, anziché a scialacquare denaro. Ti fa pensare qualcosa questo? non so perché ma a me vien in mente il debito pubblico, i milioni di posti fissi che esistono in Italia e i vari sprechi in appalti consulenze e prestazioni inutili!

I risparmi devono poi essere investiti per far crescere la produzione del lavoro: generando, così, progresso e aumento dell’occupazione. Con questo assunto, Smith supera la logica mercantilista prevalente nelle teorie economiche a lui contemporanee che vedevano la possibilità per una nazione di arricchirsi solo se fosse stata capace di accumulare delle riserve d’oro, argento e metalli preziosi, sempre maggiori, attraverso la guerra o il commercio.

5. La Ricchezza è destinata a chi è impegnato nel commercio

Il commercio ha un valore importante anche in Smith che afferma che tutte le società più ricche e prospere del passato erano delle potenze commerciali. Il paese che commercia è in grado di acquistare materie prime che non possedeva e di utilizzarle nella produzione di manufatti che hanno anche maggior valore economico dei materiali grezzi: la vendita dei manufatti genera poi introiti maggiori delle spese. In generale, la ricchezza di una nazione aumenta quando beni e denaro circolano e vengono scambiati liberamente.

6.Queste cose invece allontanano la Ricchezza

Ma Smith ci indica, in un passaggio assai interessante del suo libro, che cosa non conviene fare ad una nazione per arricchirsi. Condurre molte guerre non necessarie, sprecare troppo denaro negli sfarzi e nei lussi e saccheggiare le risorse di altri paesi non sviluppando le proprie terre ed industrie sono attività che possono dare l’illusione momentanea dell’arricchimento, ma alla lunga costano molto di più di quanto non rendano. Per tale motivo, Smith condanna non solo il colonialismo spagnolo e i monopoli commerciali della Compagnia delle Indie Orientali Olandesi, ma perfino il colonialismo inglese in Nordamerica a ridosso della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.

Condannando l’eccessiva burocratizzazione, spesso corrotta, dei suoi tempi, Smith afferma infine che il governo delle nazioni deve avere un’interferenza minima negli affari dei propri cittadini e limitarsi a: proteggere la società dalle invasioni militari straniere, proteggere i cittadini dall’oppressione e dall’ingiustizia di altri cittadini disonesti grazie ad un adeguato sistema giudiziario, creare e provvedere a quei lavori, infrastrutture e istituzioni capaci di dare benefici all’intera popolazione, ma che sono troppo costosi per gli investimenti di un individuo singolo, come ad esempio un sistema scolastico di base a beneficio di tutti, idea a cui Smith si mostra favorevole purché le classi sociali che ne traessero maggior frutto fossero disponibili a pagare di più.

Quando una grande infrastruttura avvantaggia non tutta la società, ma solo una parte, più o meno estesa, di essa, devono, tuttavia, essere i privati a finanziarla, al limite il governo può sovvenzionarla con una tassa di scopo, come ad esempio con un pedaggio per le strade. Smith dissuade i governi da sovvenziare le industrie per creare posti di lavoro perché, se anche possano essere inizialmente degli investimenti saggi e produttivi, questi tendono a corrompere la naturale propensione della società, la “mano invisibile”, ad allocare le risorse disponibili nel modo più efficiente.

Come vedi non è certo il libero mercato, la concorrenza e la globalizzazione la causa della povertà! Cosa possiamo dire di più ?

Cosa pensi abbia ancora qualcosa da dire questo libro alla tua vita? Rispondi nei commenti e fammi sapere che ne pensi !

 

 

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Luciano Cassese
Luciano Cassese CEO Fosforo24 Fondatore ed editore di Professioneformatore.it Trainer, Speaker, Self Marketing Coach, Imprenditore On Line Appassionato Marketing, Sviluppo Personale, Meditazione http://www.lucianocassese.it
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3 Comments
  • Nina Cara Mag 10,2017 at 22:10

    Molto esplicito.
    Complimenti. La ricchezza e in ogniuno di noi.Va coltivata da piccoli.Alla maturita le vocazioni (la tua voce interna) ti suggerisce la tua strada da prendere. Dobbiamo dare la colpa a noi stessi,non alla crisi o altri. L’essere umano molto spesso oppure facilmente incolpa gli altri che se stesso. Ogni tanto farsi autoanalisi giova alla vita spirituale,il lavoro stesso diventa piu motivato,efficiente.

  • Fabrice Gen 15,2016 at 11:30

    Domanda:

    ma te lo sei ma chiesto dove vanno davvero a finire i soldoni della globalizzazione?

    Ecco la risposta:

    Le isole del tesoro. Viaggio nei paradisi fiscali dove è nascosto il tesoro della globalizzazione Copertina flessibile – 26 feb 2014
    di Nicholas Shaxson (Autore)

    Leggilo e ti si apre un mondo nuovo fatto di fatti accaduti e che stanno accadendo nel 21 secolo e non di teoria di un pensatore di 200 anni fà!!

    Saluti.

    Fabrice

    PS “Un grammo di pratica vale un chilo di teoria” by Ralph Waldo Emerson

    • gplus-profile-picture
      Luciano Cassese Gen 17,2016 at 22:29

      Ciao Fabrice Grazie per il commento
      Scusami ma non mi è chiaro il collegamento tra Adam Smith la globalizzazione e l’evasione fiscale.
      Puoi spiegarmi perchè, in questo tuo intervento colleghi globalizzazione e paradiso fiscale?
      Scusami ma non mi è chiaro il rapporto CAUSALE (causa effetto) tra accordi internazionali a commercio e paradiso fiscale che come sai sono due cose differenti.
      La globalizzazione per definizione è un fenomeno che a differenti dimensioni è sempre esistito. Il commercio internazionale e lo spostamento di capitali e persone è un fenomeno che esiste da prima della nascita degli Stati Nazionali e anche prima dell’Impero Romano. La globalizzazione contemporanea resa possibile dalla creazione dell’organizzazione mondiale del commercio (WTO) e dallo sviluppo tecnologico degli ultimi 30 anni è solo un’accelerazione di un fenomeno sempre esistito. Le economie dei singoli Stati sono sempre state collegate e integrate tra loro (tranne brevissime ed isolate esperienze). Le grandi crisi economiche si sono sempre diffuse a livello mondiale in pochi anni proprio per questo motivo.
      I Paradisi fiscali per definizione sono Luoghi geografici dove l’imposizione fiscale è particolarmente bassa. La ricchezza attuale di questi Stati identificati come “Paradisi fiscali” ha la sua ragione d’essere nel fatto che molti ritengono preferibile pagare meno tasse, non certo nel commercio internazionale o nella mobilità dei capitali. L’evasione fiscale non mi sembra nasca dalla globalizzazione piuttosto è un fenomeno che che nasce da due cause :
      Le autorità Impositive non rendono conveniente il pagare le tasse (a tale proposito ricordo una ricchissima letteratura a partire dall’americano Arthur Laffer che sostiene che superata una certa aliquota le persone preferiscono non pagare e rischiare)
      L’incapacità (o la non volontà) di una Amministrazione impositiva nel far rispettare la propria Legge (Gli Stati mettono tasse molto alte ma poi non riescono o non vogliono realmente prenderle da tutti vedi il caso della Grecia).

      La globalizzazione moderna in questi ultimi 30 anni ha accresciuto le opportunità per le imprese di guadagnare di più e di conseguenza anche le big company le multinazionali hanno guadagnato di più senza dividere questi nuovi e abbondanti proventi con gli Stati.

      Puoi spiegarmi meglio il rapporto di causa/effetto tra Globalizzazione e Evasione e sopratutto cosa c’entra questo con il mio articolo su Adam Smith ?

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